Un concerto di musica classica ebraica nel cuore di Ravenna con il Belcanto Italiano Duo - 27 ottobre 2019


Il Belcanto Italiano Duo, formato dal soprano Astrea Amaduzzi e dal pianista Mattia Peli, in concerto alla Sala Corelli del Teatro Alighieri di Ravenna con un programma di musica classica ebraica di rara esecuzione

Nel 30° anniversario della nascita dell'Amicizia ebraico-cristiana della Romagna (1989-2019), il duo formato dagli artisti internazionali Astrea Amaduzzi, soprano lirico, e Mattia Peli, pianista, meglio noto come Belcanto Italiano Duo, terranno alla Sala Corelli del Teatro Alighieri di Ravenna, domenica 27 ottobre 2019, alle ore 18.00, un concerto del tutto eccezionale, interamente costituito da musiche classiche ebraiche.

Il concerto, patrocinato dal Comune di Ravenna, diviso in due parti, la prima ...NELLA DIASPORA..., la seconda ...NELLA TERRA D'ISRAELE..., darà una straordinaria possibilità al pubblico di ascoltare rare musiche di compositori, noti e meno noti, quali Alkan, Milhaud, Castelnuovo-Tedesco, Bock, Rodrigo, Dorfman, Wolpe, Tansman e Ben-Haim, frutto della ricerca in campo musicale del M° Mattia Peli che tale repertorio approfondisce dal 2004, con importanti concerti a Bologna, Regensburg, Londra e Gerusalemme.

Il programma, di alto profilo culturale ed artistico, risulta particolarmente interessante ed avvincente, facendo percorre all'ascoltatore un viaggio attraverso più stili: dalla musica sinagogale a quella sefardita, dalla musica folkloristica mediorientale alla musica politonale, dal genere "klezmer" alla musica neo-modale, da elementi di jazz al genere "musical".

Il Duo Amaduzzi-Peli costituito nel 2011 (poi ribattezzato Belcanto Italiano Duo), dopo aver eseguito musiche classiche ebraiche nel 2012 al Teatro Marrucino di Chieti, al Teatro Guardassoni di Bologna e nella prestigiosa Basilica di Santa Maria in Aracoeli di Roma, si ripresenta nuovamente quest'anno con questo particolare repertorio, alternando brani cameristici (soprano-pianoforte) a pezzi per pianoforte solo.

Occasione dunque imperdibile per gli appassionati di musica classica. L'ingresso è libero.

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"Am Israel Chai" - Concerto di musica classica ebraica, nel 30esimo anniversario della nascita dell'Amicizia ebraico-cristiana della Romagna (1989 - 2019)

Astrea Amaduzzi, soprano - Mattia Peli, pianista solista ed accompagnatore

Musiche di C.-V. Alkan, D. Milhaud, P. Ben-Haim, S. Wolpe, M. Castelnuovo-Tedesco, A. Tansman, J. Bock, J. Rodrigo, J. Dorfman


PROGRAMMA


Prima parte :

...NELLA DIASPORA...

Charles-Valentin Alkan (1813-1888) - "Ancienne mélodie de la synagogue" Op.31 n.6  per pianoforte (1847)


Darius Milhaud (1892-1974) - "Chant de Sion" e "Chant de Résignation",
dagli otto "Poémes juifs" Op. 34, No. 2 & No.5 (1916)


Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968) - "Three Sephardic Songs" (1949)
- 1. Montañas altas - 2. Ven y verás - 3. Una noche alunar


Jerry Bock (1928) - Suite di tre pezzi dal film "Fiddler on the Roof" (Il violinista sul tetto) (1971)
- Tradition - Sabbath Prayer - Wedding Dance [ trascr. Mattia Peli ]


Joaquín Rodrigo (1901-1999) - Nani, nani (Cancion de cuna, Berceuse) (1965)


- intervallo -


Seconda parte :

...NELLA TERRA D'ISRAELE...

Joseph Dorfman (1940-2006) - "Ne'ima" (Melodia) (1977)


Paul Ben-Haim (1897-1984) - "Anì chavatzèlet haSharòn" [Cantico dei cantici 2:1, 3-5], n.1 dei "Songs from Song of Songs" (1938)


Stefan Wolpe (1902-1972) - da 'Three Time Wedding' (Palestinian Notebook) per pianoforte (1939)
- Two Yemenite Dances - Yiddish Wedding - Lullaby - Horra


Paul Ben-Haim (1897-1984) - "3 Songs without words" (1952)
 - 1. Arioso - 2. Ballad - 3. Sephardic Melody


Alexandre Tansman (1897-1986) - "Visit to Israel" (1958) - Suite per pianoforte

1. Notturno (The mysterious City of Tz'fat ) - 2. The Kibbutz - 3. The ruins of Capernaum - 4. The sources of the River Jordan - 5. The Holy City (The seven-armed candelabra) - 6. The Desert of Negev - 7. The Mosque of Saint Jean d'Acre - 8. The Lake of Tiberias - 9. Yemenite cradle song - 10. Popular dance (Hora)


Paul Ben-Haim (1897-1984) - "Ruach, Ruach", dai "Songs for Children", Op. 35 (1946) [Testo ebraico: Miriam Yalan-Shteklis]


Programma (fronte) del Concerto di musica classica ebraica del Belcanto Italiano Duo - Ravenna, Sala Corelli del Teatro Alighieri, 27 ottobre 2019
Programma (retro) del Concerto AM ISRAEL CHAI, con breve CV del Belcanto Italiano Duo

- NOTE AL PROGRAMMA DI MUSICA CLASSICA EBRAICA, a cura di Mattia Peli -

Gentile pubblico,
in queste note d'accompagnamento - piuttosto che una guida all'ascolto, che richiederebbe molto più spazio - preferiamo lasciare direttamente la parola, anzi la "voce", ad alcuni dei compositori stessi presenti in questo programma di concerto, convinti che ciò possa illuminare maggiormente l'ascoltatore in merito alle ragioni, alle intenzioni, ai propositi personali e/o collettivi che hanno spinto tanti compositori di musica, ebrei e non ebrei, a misurarsi con il filone del repertorio di musica classica, che unisce melodie popolari ebraiche con strutture e metodologie compositive di genere colto e che potremmo chiamare "musica classica ebraica". Buon ascolto !


1. ALKAN

Conoscitore sia dell'ebraico che dell'aramaico, per non parlare del greco; uomo che espresse il desiderio di "mettere l'intera Bibbia in musica"; che lasciò alla sua morte molti "volumi di opere in ebraico", nonché "trentotto volumi di opere ebraiche, finemente rilegati"; che risulta frequentasse il tempio ebraico parigino; che richiese nelle sue volontà che l'iscrizione sulla sua tomba fosse nella vecchia tradizione ebraica, non più che il suo nome e le sue date; che lasciò dettagliati lasciti alle organizzazioni benefiche ebraiche e nella speranza di istituire un premio per le cantate bibliche al Conservatorio di Parigi. Infine, ma non per ultimo, fu colui che nei titoli della sue musiche sparse epigrafi bibliche, riferimenti a preghiere e salmi, ed anzi pose una dedica a parte della sua sinfonia orchestrale perduta, secondo la testimonianza del critico e del suo ex allievo Léon Kreutzer, con le parole ebraiche "Vayomer Elohim y'hi or - vayehi or" (Ed Elohim disse: "Sia la luce" - e la luce fu).

La visione individualistica di Alkan in merito al Giudaismo viene suggerita anche dai suoi commenti satirici, in una lettera a Hiller, su Liszt quando costui prese gli ordini sacri, in seno alla chiesa cattolica, nel 1865:

« Per quanto mi riguarda, se dovessi diventare un rabbino, non dovrei accettare i comandi della sinagoga, ma indosserei l'abito in uno spirito del tutto indipendente ... »

Per questa ed altre ragioni di carattere religioso, dopo aver accettato sulle prime il posto d'organista fisso alla Sinagoga di Parigi, qualche giorno più tardi rassegnò le dimissioni.

Samuel Naumbourg - il nuovo "hazan" parigino del tempo - chiese ad Alkan di contribuire al suo compendio, in tre volumi, di liturgia musicale ebraica, (pubblicato tra il 1850 e il 1857) per il quale Alkan compose due corali brevi e piuttosto mancanti di carattere. Sul finire degli anni '50 dell'Ottocento, Alkan fece brevemente parte di un comitato per la revisione della liturgia musicale.


2. WOLPE

Nel 1946 Wolpe presentò a New York una conferenza dal titolo "Folk Elements in Cultivated Music" che terminava con le seguenti parole:

« L'immaginazione del compositore, naturalmente, non deve andare oltre il punto in cui la variazione distorca e distrugga le caratteristiche di base dell'originale.
D'altra parte, c'è sempre il pericolo di dotare il materiale popolare del potere di un feticcio, la resa pedissequa che può soffocare e sterilizzare l'inventiva creativa del compositore. Spetta, in ogni caso, solamente al compositore decidere fino a che punto debba attenersi alle caratteristiche apparenti del materiale folcloristico, o andare oltre il confine restrittivo di una variazione limitata, poiché il suo istinto creativo ha la capacità di portare queste caratteristiche anche a un piano trascendentale estremo, pur rimanendo sostanzialmente all'interno della loro orbita. Bisogna considerare bene tutte queste condizioni quando si cerca d'identificare un qualsiasi aspetto musicale basato su un patrimonio nazionale; e questo, ovviamente, vale anche per la musica ebraica. In sintesi, il materiale musicale ebraico può talvolta conservare la sua identità di base, nonostante alcune trasformazioni molto drastiche ad esso applicate dal compositore nel corso del processo creativo. »


3. RODRIGO

Il compositore e pianista spagnolo, cieco dall'età di tre anni, sposò nel 1933, a Valencia, una pianista turca di origini ebraiche, facente parte di una facoltosa famiglia ebraica: Victoria Kamhi. Da quel momento sino alla morte di lei, avvenuta nel 1997, Kahmi collaborò in ogni aspetto delle composizioni di Rodrigo.

In un'intervista - apparsa su "The Jerusalem Post" - del 2012, la figlia, Cecilia Rodrigo, afferma:
"Mia madre veniva da Istanbul e molte delle composizioni di mio padre prendono ispirazione dalla cultura sefardita."

Il compositore e sua moglie vennero in Israele nel 1965 per la prima esecuzione del "Concierto de Aranjuez", il lavoro di Rodrigo più noto al mondo.

"Mio padre fu molto felice di essere in Israele quella volta, ed il concerto ebbe un gran successo", ricorda la figlia.

E ancora: "Entrambi i miei genitori amavano molto e si sentivano vicini ad Israele. "


4. CASTELNUOVO-TEDESCO

Nel 1948, scrivendo a Gdal Saleski, Castelnuovo-Tedesco raccontava:

« Mi viene spesso chiesto della seconda parte del mio cognome. Tedesco venne aggiunto solo due generazioni fa per via di un'alleanza. Il nostro cognome era in origine semplicemente Castelnuovo, e così venivo generalmente chiamato in Italia. Come sapete, tra i vari gruppi di ebrei di origini diverse che vivevano e vivono ancora in Italia, due erano eminenti. Un gruppo viveva nella zona di Roma e negli ex Stati della Chiesa, probabilmente fin dai tempi dell'Impero Romano, ed a questo gruppo appartiene la famiglia di mia madre, chiamata Senigaglia - cognome che deriva dal nome di una piccola città di quella regione. [n.b.: nel 1925 Castelnuovo-Tedesco dedicò "Le danze del Re David" (rapsodia ebraica su temi tradizionali) "alla cara memoria del mio nonno materno Bruto Senigaglia"!] Un altro gruppo veniva dalla Spagna circa quattrocento anni fa, sbarcò nel porto di Livorno e si stabilì soprattutto in Toscana. A questo gruppo appartiene la famiglia di mio padre. Mi è stato detto una volta che il nome Castelnuovo è forse una semplice traduzione di "Castilla Nueva", la provincia della Spagna da cui provenivano i miei antenati. Comunque, la mia famiglia ha vissuto in pace non solo in Italia, ma in Toscana, nel corso di quei quattrocento anni. »

Più tardi, il compositore ricorda:

« Sì, sono stato membro della comunità ebraica di Firenze; e, fin da fanciullo, andavo al tempio nelle festività solenni—non tanto per convinzione interiore, quanto piuttosto per far piacere ai miei genitori... Nonostante una certa grandiosità esterna di linee, il tempio di Firenze non è così splendido. L'interno è color cioccolato ed è decorato con arabeschi, che lo fanno assomigliare a una moschea. Tuttavia, mi apparve bello quando ero bambino. E verso mezzogiorno, quando il sole filtrava dalle vetrate rosse, gialle e blu, e quando le porte dorate del Sanctum Sanctorum venivano aperte in modo che l'antica Bibbia—scritta su rotoli di pergamena, fosse coperta da vecchi e preziosi broccati e incoronata da tintinnanti torrette d'argento—poteva essere portata fuori, la mia immaginazione volava in un sogno di splendore orientale e potevo quasi vedere l'antico tempio, distrutto tanto tempo addietro a Gerusalemme. Quanto ai servizi religiosi, sembravano lunghi ed io non prestavo troppa attenzione ai sermoni accademici del rabbino. Comunque, per me, il tempio di Firenze rimase legato alle "tradizioni", ai ricordi della mia famiglia, a mio babbo ed a mia mamma. »

[Mario Castelnuovo-Tedesco, “Music for the Synagogue,” trans. Burton Howard Scalin, "Journal of Synagogue Music", 5 (Dec. 1974), quoted in Clara Castelnuovo-Tedesco, "La sua fede", interviewed by Rebecca Andrade (Los Angeles: UCLA Oral History Program, 1982), 91.]

Sempre scrivendo a Saleski, egli spiega in che modo lavorò alla creazione delle sue musiche "ebraiche" di genere colto:

« Quando egli [Heifetz] mi chiese, con mio grande piacere, di scrivergli un nuovo concerto, sentii di voler esprimere un altro aspetto della mia origine, della mia personalità, quella ebraica. Era anche il periodo in cui nascevano i movimenti antisemiti e diventò più difficile vivere in Europa Centrale, e per reazione, mi sentii orgoglioso d'appartenere ad una razza così ingiustamente perseguitata. Volli esprimere quest'orgoglio in qualche ampio lavoro che glorificasse lo splendore dei giorni antichi, e l'ardente ispirazione che infiammò i ministri di Dio, i Profeti. Il violino mi sembrò particolarmente adatto a personificare, come protagonista, la libera e vivida eloquenza dei Profeti; l'orchestra nei multiformi aspetti della struttura sinfonica poteva evocare tutte le voci del mondo circostante, voci del popolo, voci della natura, voce di Dio. Un progetto ambizioso, lo ammetto; nel prepararmi a una tal sfida, volli basare il mio tentativo su qualche base, che fosse più affidabile della tradizione orale che ha contribuito a formare i lavori precedenti. L'unica fonte che riuscii a trovare di carattere storico sulle melodie ebraiche-italiane fu una collezione stampata a Firenze attorno al 1870 da Federico Consolo*, un violinista italiano, libro che trovai anche negli scaffali dei libri di mio nonno. »

* Federico (Federigo) Consolo (1841-1906) nacque ad Ancona e morì a Firenze. Noto violinista del suo tempo, fu un pupillo di Vieuxtemps, e studiò composizione con Fétis e Liszt. Consolo collezionò e arrangiò un volume di musica sinagogale basata sulle tradizione del nord Italia: "Libro dei Canti d'Israele: Antichi Canti Liturgici del Rito degli Ebrei Spagnoli" (Florence: Bratti, 1892). La prima esecuzione assoluta di tale concerto - "The Prophets" - ebbe luogo alla Carnegie Hall nell'aprile del 1933, con Heifetz come solista e la New York Philharmonic Orchestra diretta da Arturo Toscanini.


5. MILHAUD

« Sono un francese della Provenza di religione ebraica. L'insediamento degli ebrei nel sud della Francia risale alla remota antichità. Seicento anni prima di Cristo, quando fu fondata la città di Marsiglia, i Fenici, i Greci e gli Ebrei stabilirono i loro uffici commerciali sulle rive del Mediterraneo in Francia, e dunque vennero lì non come emigranti, ma come commercianti. Ci sono pietre tombali che mostrano la presenza degli ebrei nella valle del Rodano prima dell'era cristiana. A quel tempo, la religione ebraica era l'unica religione monoteistica e la conversione tra i Galli era molto numerosa. Dopo la seconda distruzione del tempio, gli ebrei emigrarono dalla Palestina in Italia, Spagna e Provenza. In Provenza, si mescolarono con la colonia ebraica che viveva lì in condizioni relativamente pacifiche. Tuttavia, all'inizio del XII secolo il re René, conte di Provenza, li minacciò di esilio a meno che non si convertissero tutti al cristianesimo. Secondo gli archivi del Museo della vecchia Aix, due nobili famiglie di Aix, che si vantano di non aver mai permesso agli ebrei di varcare la soglia della loro casa, sembrerebbero essere, per una perfetta ironia della sorte, i discendenti degli ebrei costretti ad abbracciare la fede cristiana. Eppure un gran numero di israeliti si rifiutò di rinunciare alla propria fede e preferì l'esilio ad Avignone o altrove nel contado di Venaissin. Esso appartenne ai papi dopo il 1274 e gli ebrei sotto la loro giurisdizione furono trattati in modo ammirevole.
Gli ebrei parlavano un gergo costituito da un misto di ebraico e provenzale. Un piccolo dizionario ebraico-provenzale contenente un elenco abbastanza completo di queste espressioni, che sono ancora utilizzate nel sud della Francia da alcune persone rispettose della tradizione, fu pubblicato a Parigi intorno al 1860 in un almanacco ebraico. Il mio buon amico e librettista Armand Lunel (1892-1977) trovò diversi testi folcloristici scritti in dialetto ebraico-provenzale, molto umoristici e schietti nello stile: canti in forma di dialoghi, con una strofa in provenzale fautrice della conversione degli ebrei, ed un altra strofa in ebraico confutatrice degli argomenti dei cristiani; alcuni "piyutim", canzoni di circoncisione; una piccola commedia del diciottesimo secolo narrante una visita fatta da due ebrei a un vescovo; e, una Tragedia della regina Ester [il breve dramma di "Purim"].
Poco più dei loro correligionari, gli ebrei mediterranei portavano i nomi delle città: Lunel, Milhaud, Bedarrides, Monteux, Valabregue. La contea era l'unico posto in cui i loro nomi furono inseriti negli archivi ufficiali e la loro genealogia può essere fatta risalire al Medioevo. La biblioteca di Carpentras e il Museo Calvet di Avignone possiedono alcuni documenti interessanti di questo tipo. Lì ho visto un'immagine del XVI secolo che rappresenta una vista di Carpentras, con i suoi bastioni, i campanili e le case basse, e il suo "carriere" (nome francese per indicare il quartiere ebraico, come la parola italiana "ghetto"] , dove le case erano talvolta alte quindici piani perché non c'era abbastanza spazio per la popolazione in crescita. Ogni inquilino nel "carriere" divenne il proprietario del pavimento su cui viveva, considerava il papa come il capo dello stato ed appendeva il suo ritratto sul muro di fronte alla tradizionale stampa raffigurante Mosè e le Tavole della Legge. Si pregava anche per il papa nelle sinagoghe.
Il rito provenzale ricorda, nella sua pronuncia dell'ebraico liturgico, quello dei "sefarditi" o ebrei latini, ma le funzioni religiose sono leggermente diverse. Ci sono solo due sinagoghe in Francia che risalgono a prima della Rivoluzione: una a Cavaillon in stile Luigi XV e l'altra a Carpentras, le cui fondamenta così come la piscina da bagno rituale femminile risalgono al Medioevo. Questa venne ricostruita sotto Luigi XVI ed è decorata con pannelli di legno finemente lavorati e incantevoli lampadari più evocativi di un elegante salone che di un edificio sacro. Grazie alla generosità della signora Fernand Halphen ed all'Amministrazione delle Belle Arti [della Francia], questi due templi sono stati restaurati [circa nel 1949] e classificati come monumenti storici. Il tempio di Aix-en-Provence fu fondato nel 1840. Il discorso d'inaugurazione fu pronunciato dal mio bisnonno, a quel tempo presidente del concistoro ed amministratore per il tempio, a cui successero i suoi figli e nipoti in questa posizione. Intendevo celebrare con mio padre il centenario di questa piccola sinagoga e composi una cantata su tre testi di Gabirol, il grande poeta ebreo del Rinascimento, e tre testi tratti dalla liturgia provenzale del contado di Venaissin, tradotti da Armand Lunel [preghiere per il papa, per le vittime della persecuzione e per il giorno dell'espiazione]. Sfortunatamente, i tristi eventi del 1940 [la Seconda Guerra Mondiale] ci hanno impedito di realizzare il nostro progetto.
I miei antenati paterni provenivano dal contado di Venaissin. Ho trovato tra gli archivi di famiglia alcuni vecchi documenti, timbrati con gli stemmi pontifici risalenti al XV secolo, in cui viene menzionato un Milhaud di Carpentras in relazione ad una certa causa legale... Mia madre, Sophie Allatini, nacque a Marsiglia. I suoi genitori, che provenivano da Modena [nel nord Italia], erano discendenti degli ebrei sefarditi che si erano stabiliti in Italia da secoli, e uno dei suoi antenati nel XV secolo era consigliere medico del papa. »

(da : Darius Milhaud - "Notes sans Musique", Paris 1949)


6. TANSMAN

Tansman nacque e crebbe nella città polacca di Łódź durante il periodo storico in cui la Polonia non esisteva come stato indipendente, essendo parte della Russia zarista.

Il compositore scrisse quanto segue in merito alla sua infanzia e discendenza in una lettera del 1980 indirizzata ad un ricercatore americano:

    "... la famiglia di mio padre veniva da Pinskla e sapevo di un noto rabbino a lui connesso. Mio padre morì molto giovane, e c'erano di sicuro due, o più rami della famiglia, siccome la nostra famiglia era alquanto ricca: a Łódź avevamo diversi domestici, due governanti (una francese e una tedesca) che vivevano con noi etc. Mio padre aveva una sorella che si stabilì in Israele e che là si sposò. Ho incontrato la sua famiglia in occasione dei miei tour concertistici in Israele. ... La mia famiglia, quanto alla religione, era assai liberale, non essendo praticante. Mia madre era la figlia del Prof. Leon Gourvitch, un uomo piuttosto rinomato."


7. BEN-HAIM

"Sono dell'Occidente per nascita ed educazione", scriveva Ben-Haim nel 1961, "ma le mie origini vengono dall'Oriente e vivo in Oriente. Considero ciò davvero una grande benedizione e mi sento grato per questo. Il problema di una sintesi di Oriente e Occidente occupa i musicisti di tutto il mondo. Se noi – grazie al fatto di vivere in una terra che forma un ponte tra Oriente e Occidente – potremo dare un modesto contributo a tale sintesi in musica, saremo molto contenti di questo."


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